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Il Presepe

E' possibile visitare gratuitamente dal 1 Novembre al 1 Marzo il presepe del Convento accompagnati dalle nostre guide tutti i fine settimana e i giorni festivi

 

Ma da dove arriva l’antica tradizione del Presepe? Forse non tutti sanno che la tradizione di fare il presepe, e quindi di riprodurre l’evento della nascita di Gesù Cristo, deriva da una precisa volontà di San Francesco d’Assisi. Durante la notte di Natale del 1223, a Greccio (in provincia di Rieti, sulla strada che da Stroncone prosegue verso il reatino), San Francesco con l'aiuto di Messer Giovanni Velita signore di Greccio, previa autorizzazione del Papa Onorio III, rappresentò per la prima volta nella storia del cristianesimo la nascita di Gesù, istituendo il primo Presepe vivente. Il primo presepe con tutti i personaggi risale, invece, al 1283, per opera di Arnolfo di Cambio, scultore di otto statuine lignee che rappresentavano la Natività e i Re Magi. Questo presepio è, oggi, conservato nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Da quel momento la consuetudine di allestire presepi nelle chiese iniziò a diffondersi rapidamente in tutto il Regno di Napoli. Intorno al 1500 nacque la cultura del presepe popolare grazie a S. Gaetano di Thiene il quale diede un decisivo impulso all’ammissione sul presepe anche di personaggi secondari. La storia del presepe di San Francesco è una storia secolare è una storia che nasce il 24 febbraio 1501 quando i francescani, venuti a Cava, presero possesso del luogo in cui sarebbe sorta la nuova chiesa.  I francescani il primo presepe lo fecero nell’anticamera davanti alla Sacrestia dove adesso sono i confessionali, all’epoca chiamata Cappella del Santo Presepe. Questa tradizione si è portata avanti nel tempo ingrandendosi sempre di più tanto che verso la fine dell’Ottocento ed inizi del Novecento il presepio si faceva sulla navata destra della chiesa, entrando dal portone principale, è arrivava fino alla cappella dell'Immacolata. La storia ci racconta che la collezione era composta da circa 1000 pastori e animali databili al Settecento e Ottocento. Tra le pregevoli statuine spiccano quelle del cavese Alfonso Balzico, famoso scultore della Casa Reale di Savoia, e poi della famiglia reale di re Vittorio Emanulele II. Alcuni suoi monumenti occupano le principali piazze di Torino, Napoli, Amalfi. Oltre 140 opere sono conservate nella prestigiosa Galleria nazionale di arte Moderna e Contemporanea di Roma. Tutto questo ebbe inizio modellando i pastori per il presepe di San Francesco di Cava de’ Tirreni. Il piccolo Alfonso frequentò la scuola dei frati francescani e sugli scalini della Chiesa di San Francesco iniziò a sperimentare i primi modelli di statuette in creta, affascinato dalle figure del presepe che si allestiva all’interno del convento. Questa sua passione, favorita da una certa capacità e maestria che si palesò già da  bambino, fu ad un certo punto incoraggiata da Padre Raffaele da Pagani, con il quale poté interagire per la realizzazione di nuovi pastori e animali per il presepe francescano.  Particolare bellezza è l’ottocentesco corteo dei Re Magi, con i musici mori e i grandi cavalli a grandezza maggiore rispetto alle altre statuine mettendo in evidenza la magnificenza delle loro vesti e la loro importanza. Pochi anni prima del terremoto il presepe era stato spostato sotto la navata sinistra della chiesa. Il terremoto del 23 Novembre del 1980 distrusse la chiesa quando il presepe era già allestito sotto la navata sinistra. Il presepe fu danneggiato ma gran parte dei pastori furono salvati e conservati. Grazie alla tenacia dei frati minori e di alcuni cavesi quali il Maestro ceramista Alberto Bucciarelli ed alcuni  esperti presepiali tra cui spicca la figura di Pasquale Milite il presepe del Convento di San Francesco riprese di nuovo vita. Attualmente, è possibile visitare il bellissimo e grandissimo Presepe Monumentale  dai primi di Novembre fino alla fine di Gennaio, sempre aperto durante tutte le feste Natalizie e su prenotazione  i in tutti i giorni dell’anno.  Esso copre una superficie di oltre 1000 metri quadrati ed è allestito al primo piano di un’ala del convento. Un presepe che si percorre attraversando le scenografie del presepe settecentesco napoletano, particolarmente suggestiva è la riproduzione della Natività. La collezione conserva ancora pastori e animali databili fine Settecento inizio  Ottocento tra cui spiccano le statuine del famoso scultore cavese Alfonso Balzico. Il presepe non è soltanto l’espressione artistica della natività, ma rappresenta il microcosmo della società napoletana nei secoli. L’espressività e la gestualità dei personaggi, le particolari ambientazioni, gli elementi decorativi, i colori e la scelta dei materiali sono il riflesso di una vivacità unica e molteplice, alimentata dalla secolare e quotidiana convivenza di etnie e culture Il periodo storico di massima espressione dell’attività presepiale è il settecento e, come prodotto d’arte, è influenzato dalle mode culturali e letterarie dell’epoca, tra cui l’Orientalismo. L’Orientalismo nel presepe invase tutte le forme di decorazione, dagli abbigliamenti agli arredi della nobiltà napoletana, nel presepe napoletano alimenta la fantasia degli scultori che danno forma a vari personaggi orientali e levantini. L’opulenza orientale di stoffe arricchite di gioielli e smeraldi, la particolarità delle armi e degli strumenti musicali, la ricchezza delle corti viene sapientemente riprodotta nella rappresentazione di alcuni personaggi tipici del presepio del settecento. L’abbigliamento alla turca e turbanti recante il simbolo della mezzaluna argentea, vesti lunghe ricamate in argento e oro, giubbe con inserti di velluto e bottoni di corallo, sono tra gli elementi di maggiore spettacolarità del presepe Monumentale del convento di San Francesco. Il presepe del settecento, con i suoi personaggi tipici quali pastori e villici, borghesi e suonatori, impreziosito dalla presenza orientale di mori e levantini, non è solo l’immagine di un’epoca storica, ma anche l’ipotesi di una possibile convivenza tra vecchio e nuovo, tra occidente ed oriente, dove la diversità culturale è sinonimo di arricchimento e di bellezza. Se un paio di secoli fa, la rappresentazione della natività subiva piacevolmente il fascino dell’altro, oggi il presepe sembra essere idealmente l’ultimo posto del mondo in cui l’altro è perfettamente integrato in una società multiculturale e multietnica, dove la diversità non fa paura ma è fonte di ricchezza. Lo stupore quasi fanciullesco di fronte al mistero del Natale è paragonabile solo a quello con cui San Francesco guarda le meraviglie del creato, quel medesimo stupore manifestato dai più piccoli che sostano, ad ogni latitudine e longitudine, di fronte alla capanna di Betlemme.  
«Rileggere oggi la storia della sua istituzione ci può aiutare a riscoprire il senso religioso e sacro che il presepio ha purtroppo in gran parte smarrito».

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